Penso che il delitto più grave, la classe politica italiana (passata, presente, forse futura, di destra, di sinistra, in basso, in alto...), lo abbia commesso nella scuola. Tangentopoli, soldi dall'Urss, p2. Sono quisquilie in confronto. Massimo Gramellini riceve una lettera da un insegnante che si è visto rivolgere questa domanda da uno studente impegnato a dover fare un tema sulle vignette sataniche/satiriche: “Ma noi siamo in occidente?” (Qua tutto l’articolo.
La Stampa.
). Ormai basta conoscere il congiuntivo per fare il giornalista, il condizionale per dirigere un giornale, l'indicativo presente per andare in televisione e se usi il congiuntivo trapassato durante una cena tra amici vieni guardato con sospetto e invitato a tenere le mani bene in vista. Mi ricordo un formidabile titolo di un articolo che parlava di come si stava modificando il linguaggio delle persone in base a quello televisivo. Si intitolava “Assolutamente si, piuttosto che quant’altro” e dovrebbero appenderlo nelle scuole o negli studi televisivi: grida di dolore come quella di Gramellini, che dopo un giorno sono finite ad incartare il pesce. Il fatto è che la riforma della scuola dovrebbe essere uno di quei problemi che gli schieramenti politici dovrebbero affrontare insieme, magari lontano dalla campagna elettorale, in modo tale che si possa riformarla secondo regole e visioni comuni che durino nel tempo. Altrimenti sarà un continuo alternarsi di riforme zoppe con una curiosa conseguenza: gli studenti saranno costretti a “beccarsi” almeno due riforme – quando va bene - nel corso della loro carriera scolastica. Auguri.